Restauratore

“Conoscere per conservare, conservare per conoscere” è l’approccio che mi guida da sempre ed è così che ho cominciato a vivere il cantiere. Entrando nel San Domenico mi è stato chiaro che tante storie si erano intrecciate in questi luoghi, lasciando tracce tra intonaci, dipinti e mattoni e che era fondamentale trovare il filo conduttore che le collegava tutte tra loro. Per questo sono qui, per operare sul campo insieme a tutta la squadra e trovare ogni giorno le strategie per risvegliare gradualmente questo luogo meraviglioso.

Un cantiere di restauro è una raccolta di dati che si dispiega tra le mani del restauratore come la trama di un libro: il complesso del San Domenico aggiunge nuova consapevolezza a questa visione. La prima necessità all’interno del cantiere, è stata quella di liberare le superfici dalle strutture accumulate nel corso del tempo, cominciando a cercare tra gli strati di pitture e intonaci con bisturi e pazienza. Di volta in volta è stata una scoperta che alternava soddisfazione a delusione, tra tracce delle superfici antiche o il vuoto che l’insediamento del carcere aveva distrutto. Nel momento della scoperta è necessario pensare alla conservazione: battendo l’intonaco per sentire se “suona vuoto” rischiando di staccarsi e ha necessità di essere messo in sicurezza al più presto, prima che l’operosità del cantiere possa diventare un rischio. Il cantiere è una macchina potente e tante energie devono essere convogliate verso l’obiettivo comune della conservazione. 

Questo sito è registrato su wpml.org come sito di sviluppo. Passa a un sito di produzione con la chiave remove this banner.